30-06-2017

“In generale direi che si tratta di un mix equilibrato, in grado di accompagnare la transizione energetica in corso verso un ulteriore utilizzo delle fonti rinnovabili, con gli impianti termoelettrici – specie a gas – nel ruolo di backup per compensare la mancanza di programmabilità della maggior parte delle fonti rinnovabili”.

È questa la prima lettura di sintesi che Luca Alippi, amministratore delegato di EP Produzione, fa dell’attuale parco di generazione del Sistema Italia. Vale a questo punto la pena scendere più nel dettaglio. Ci può inquadrare la situazione italiana attraverso qualche numero? E, a suo avviso, come si inserisce nel panorama europeo?

Prendendo a riferimento il 2015, in Italia le rinnovabili – incluso l’idroelettrico – arrivano al 39 per cento dell’energia prodotta, gli impianti a gas coprono un altro 40 per cento, gli impianti a carbone rappresentano il 15 per cento. Prodotti petroliferi e altro contano per il residuo 6 per cento circa.  Questo mix posiziona il sistema elettrico italiano tra i più sostenibili in Europa, e ha contribuito al raggiungimento degli obiettivi cosiddetti 20-20-20.

Si sente parlare meno di over capacity. È una situazione superata secondo lei, oppure...

Bisogna distinguere. In condizioni normali o medie (per domanda, temperatura, interconnessioni e flussi con l’estero), rimane una quota significativa di capacità termoelettrica a gas – efficiente, flessibile e ambientalmente compatibile – non utilizzata. Valutabile intorno al 10-15 per cento della capacità installata di impianti CCGT.

Al contrario, in condizioni di temperature elevate o molto basse o di riduzione dei flussi di importazione, la situazione di over capacity è superata, come più volte ha sottolineato anche Terna. Attualmente il rischio è quello di passare da una situazione di over capacity a una situazione opposta di inadeguatezza, in assenza di segnali di prezzo di mercato a medio-lungo termine. Non solo. Oggi l’Italia ha circa 30 GW di eolico e fotovoltaico che, se d’estate contribuiscono per oltre il 20 per cento alla copertura della domanda, nel picco invernale contano per meno del 5 per cento.

Il sistema elettrico deve quindi porsi un problema di sicurezza, non solo di adeguatezza, dato che per gestire le rinnovabili non programmabili occorre la capacità e la flessibilità degli impianti convenzionali. Per questo riteniamo che occorra ridisegnare il mercato dell’energia e affiancare ad esso un mercato della capacità EPH ha scelto l’Italia tra i mercati in cui investire, confermando la propria vocazione internazionale.

Ci racconta i passaggi fondamentali...

EP Produzione nasce nel luglio 2015, a seguito dell’acquisizione da parte del Gruppo energetico ceco EPH delle centrali a gas e a carbone precedentemente possedute in Italia dall’operatore tedesco E.ON. Un’ operazione rilevante, in linea con la strategia del Gruppo di crescere nel segmento della generazione elettrica in mercati selezionati, in particolare UK, Italia e Germania. Oggi siamo il quinto produttore di elettricità in Italia, gestiamo circa 4.300 MW di capacità, con 5 centrali a gas (Livorno Ferraris, Tavazzano, Ostiglia, Trapani e Scandale, partecipata pariteticamente, attraverso Ergosud, con A2A gencogas), e una centrale a carbone a Fiume Santo, in Sardegna. In Italia il Gruppo ha una strategia di investimento di lungo termine focalizzata sulla valorizzazione e lo sviluppo efficiente degli impianti.

A quasi due anni dall’entrata nel mercato italiano, come sta andando per EP Produzione, quali risultati sta ottenendo?

Dopo quasi due anni di operatività in Italia, siamo soddisfatti dei risultati raggiunti. Abbiamo consolidato una realtà in grado di agire in modo compiuto sul mercato della produzione e della commercializzazione all’ingrosso dell’elettricità, integrando quanto ricevuto attraverso l’acquisizione di altre funzioni e aree di attività costruite successivamente (ad esempio, per le vendite forward e la gestione del rischio). In termini economici, a livello di consolidato l’EBITDA 2016 di EP Produzione e controllate è stato di 175 milioni di euro, con ricavi pari a oltre 837 milioni di euro. La nostra visione circa l’utilità degli impianti convenzionali per il sistema è stata confermata dagli sviluppi del mercato. E dall’utilità per il sistema elettrico è conseguito il valore che abbiamo potuto generare in questi due anni. Questo facendoci trovare pronti con i nostri impianti, intervenendo e investendo per mantenerli efficienti e ambientalmente aggiornati.

Un elemento di cui non si parla spesso: le risorse umane

È un elemento fondamentale, ed è per me importante sottolineare il contributo delle nostre persone, circa 530 di cui 400 presso gli impianti. Il loro apporto è fondamentale per fare bene il nostro lavoro di oggi, ma anche per cercare di migliorarsi e preparare il nostro business di domani. In questa fase di forti cambiamenti – sociali, ambientali, tecnologici, di modelli di business, di consumatori-produttori – bisogna essere, come qualcuno dice, ambidestri: valorizzare al meglio le capacità di oggi, ma seminare quanto sarà richie-sto per competere domani, guardando avanti e mantenendo-si agili, soprattutto nel mind set. Nel 2016 abbiamo fatto 22 nuove assunzioni, con un’età media di 35 anni, il 77 per cento delle quali in possesso di laurea.

Quali sono a questo punto strategia e obiettivi futuri di EP Produzione?

Uno dei principali obiettivi è il miglioramento delle performance dei nostri impianti, in termini di sostenibilità ambientale, efficienza e flessibilità, per essere pronti alle sfide della transizione energetica. I nostri impianti termoelettrici si caratterizzano per flessibilità e affidabilità, nel rispetto di elevati standard ambientali e di sicurezza. Tutte le nostre centrali hanno ottenuto la registrazione ambientale EMAS, la certificazione OHSAS per la Salute e Sicurezza dei lavoratori e la certificazione ambienta-le ISO 14001. E, proprio grazie al nostro impegno nei confronti della sostenibilità e della performance ambientale, quest’an-no con le centrali di Fiume Santo e di Ostiglia abbiamo vinto il Premio EMAS Italia 2017 per la dichiarazione ambientale più efficace dal punto di vista della comunicazione.

Vorremmo essere un riferimento per capacità di generare valore attraverso una gestione efficiente e flessibile degli impianti. In aggiunta, non escludiamo opportunità di crescita attraverso acquisizioni, tenendo conto che il mercato va verso un possibile consolidamento degli operatori.

Quella del consolidamento sembrava essere una tendenza più rapida...

In effetti oggi appare rallentata, direi a seguito delle buone performance generali del 2016 e in attesa del capacity market. Ma credo che sia nelle cose e si concretizzerà comunque.

Appunto, parlando di nuovi scenari energetici, qual è la posizione di EP Produzione sul capacity market?

Come accennato, insieme agli altri operatori del settore anche noi siamo in attesa che il ministero dello Sviluppo economico porti a conclusione il lungo percorso per l’ottenimento dell’approvazione da parte della Commissione Europea della disciplina del capacity market. Riteniamo infatti sia un completamento indispensabile della struttura dei mercati dell’energia per garantire l’adeguatezza del sistema sia nel breve, sia nel lungo periodo. Non solo: è uno strumento necessario per dare segnali di medio lungo termine per gli investimenti, rispecchiare il cambiamento di ruolo delle centrali di produzione termoelettriche e limitare picchi di prezzo che possono generarsi in alcune condizioni. Gli impianti programmabili svolgono un fondamentale servizio di backup alle fonti rinnovabili non programmabili, consentendo di ottenere un mix energetico equilibrato in termini di sicurezza degli approvvigionamenti, costi e sostenibilità ambientale. Dopo il lungo processo di approfondimento con la Commissione Europea e le consultazioni pubbliche condotte dall’Autorità di settore AEEGSI e da Terna, ci auguriamo che, come confermato nei documenti disponibili riguardo alla Strategia Energetica Nazionale 2017, si dia avvio al capacity market per l’inizio del 2018. Tale avvio rappresenterebbe un buon segnale per la sostenibilità del settore energetico italiano nel medio/lungo termine e per le imprese che hanno deciso di investirci, come EPH.

Qualche riflessione in più sulla nuova Strategia Energetica 2017?

L’idea di dare al Paese una strategia che guardi al futuro, alle nuove tecnologie e agli impegni di riduzione dell’impatto ambientale del nostro mix energetico non può che trovare il nostro appoggio. Ancor di più se fatto in modo condiviso e partecipato da tutti gli attori interessati, come è stato an-nunciato. Il nostro auspicio è che la SEN 2017 diventi anche lo strumento per individuare le soluzioni più adeguate per realizza-re una transizione energetica efficace ed efficiente, con pragmatismo e senza dissipare anzitempo risorse e infrastrutture esistenti. Ad esempio, credo che per gli impianti a carbone si possano valutare anche ipotesi di riconversione che con-sentano di valorizzare parti di impianto, infrastrutture anche portuali e filiere. L’Italia con l’aggiornamento della SEN sta affrontando un passaggio decisivo, per una transizione energetica coerente con le politiche europee per il clima e l’energia.

Che stanno andando in quale direzione?

Penso alle proposte legislative che costituiscono il Clean Energy for All Europeans Package, il cosiddetto Winter Package. È un pacchetto normativo all’avanguardia, ma che proprio per l’innovazione che stimola, è necessario sia implementato con un certo grado di flessibilità e autonomia da parte dei singoli Paesi, per tener conto delle specificità locali.

In generale va nella direzione di un nuovo disegno di mercato, che prevede la completa integrazione delle rinnovabili, della generazione distribuita e della domanda nel sistema elettrico. Tutto ciò richiede un grande sforzo di investimento e innovazione: è di fondamentale importanza che tale sforzo venga sostenuto da strumenti di supporto, che accompagnino lo sviluppo delle nuove tecnologie evitando le inefficienze e le discontinuità che hanno caratterizzato alcune delle soluzioni adottate negli ultimi anni.

Occorrono regole chiare e stabili, che mettano in condizione gli operatori di realizzare i progetti necessari a raggiunge-re i target di decarbonizzazione, in armonia con le logiche del mercato, valorizzando adeguatamente gli impianti esistenti più efficienti ed ambientalmente compatibili e preservandone la potenzialità di esercizio al fine di assicurare la sicurezza del sistema.

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